29 Giugno 2010

Scambiaron le culle... ancora

 
08 Febbraio 2010

Il collegamento fra tofu e Alzheimer può aspettare

Un giorno di fine estate, non meglio precisato, alcuni parenti -- per l'esattezza due, marito e moglie -- espressero il desiderio di farmi un regalo di compleanno. Interrogato in merito, dopo ponderata riflessione risposi che avrei gradito una copia della "Guida galattica per gli autostoppisti" di Douglas Adams, di cui avevo sentito parlar bene. Pochi giorni più tardi mi venne recapitato il libro accompagnato da un asciugamano.
Un asciugamano?! "Boh, il commesso s'è tanto raccomandato di aggiungere anche un asciugamano... ed eccolo qui!". Pensa se gli consigliava un tamagnun...
Eh sì, il sospetto che si fossero entrambi rinscemiti attraversò la mia mente per più di qualche istante. Comunque li ringraziai e tornai a casa.
Una volta iniziata la lettura, si rivelò uno dei regali più belli che avessi mai ricevuto.

 
13 Dicembre 2009

Se fossi più simpatico

sarei meno antipatico.

 
01 Maggio 2009

Quando vorrò scrivere qualcosa su di me...

... probabilmente mi tatuerò.

 
12 Aprile 2009

Terremoto audience, il Grande Fratello batte gli speciali di Vespa!!!

Indignazione per il distacco di appena 10 punti percentuali: il voyeurismo non è ancora sconfitto.

 
20 Marzo 2009

L'amore ai tempi della Cool Era

Oggi ho ricevuto la mia prima proposta di matrimonio.
Ho cliccato su ignora, poi ho rimosso l'applicazione.

 
07 Marzo 2009

Fatte 'n sigaro

Qualche giorno fa stavo girando in scooter per Roma, nei pressi delle mura aureliane. All'improvviso scorgo Howard, sprovvisto del destino del mondo ma in compagnia di Jennifer Beals.
Li chiamo da lontano, mi ignorano, mi avvicino ed insisto finché non si voltano visibilmente infastiditi. Chiarisco parzialmente l'equivoco spogliandomi del mio travestimento da Tinafou: lei mi dice che sono quasi scemo, lui si strappa una penna dal sopracciglio.
Per farmi perdonare l'invadenza offro loro un brindisi con del buon vino, a patto che chiudano gli occhi mentre riempio i calici. Non visto, mi acquatto dietro un cespuglio e simulo il rumore dello stappo con un dito in bocca, versando il Ronco nei bicchieri di plastica. La mano destra di Howard si produce in un moto circolare che termina proprio al di sotto delle narici, quindi il papero inspira profondamente gli aromi del nettare cremisi. Mi chiede se è Tavernello, rispondo sdegnato bofonchiando qualcosa d'incomprensibile.
Terminate le libagioni, interrogo Jennifer sulle cause della sua sparizione post-Flashdance. Trattenendo a stento le lacrime, confessa di essere stata a lungo rinchiusa in una cella di Excel per omicidio volontario (ed efferato) ai danni di Clippy, l'adorabile graffetta-aiutante di Microsoft Office.
Per risollevarle il morale, Howard invita il fedele destino a disegnare per terra con un gessetto il diagramma della rayuela, il gioco del mondo. Al ritmo di "Fatte 'n sigaro" dei Rosa Fluido ft. Corveleno saltelliamo parecchio: alla fine la spunta Jennifer con un gesto atletico dei bei tempi, mentre io inciampo maldestramente su di un batuffolo di cotone idrofobo.

E' ora di congedarsi, salto in sella allo scooter mancandolo di netto. Riparto un po' ammaccato, non prima di aver chiesto ed ottenuto notizie di Sally Spectra.

 
12 Febbraio 2009

Losing my religion (INRI... tardo)

Quando facevo le elementari al mio vecchio paesello di 500 anime -- tanti, ma proprio taaanti anni fa -- era tutto diverso... ora i mocciosi hanno tutto, non sviluppeno più la fantasia, eccetera eccetera. Anche allora, però, c'era l'insegnante di religione.

Minuta, capelli neri corti, occhiali, veniva da Baldissero Canavese. Molto opportunamente si chiamava Donata. Era pure molto simpatica, anche se dubito fosse gay: ai tempi ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.
Beh, una volta una mia compagna* le chiese cosa sarebbe successo ai non credenti dopo morti. Parola più, parola meno, rispose solennemente: "Vivranno eternamente nell'assenza di dio..." (eh vabbè, pazienza) "... mentre tutti gli altri si divertiranno" (O_O)

Finalmente, dopo almeno 4 lustri, ho capito perché ho tardato così tanto a perdere la mia religione: che c'è di più doloroso, per un bambino di 6-7 anni, della prospettiva di essere escluso per sempre da una grande festa, o dal mirabolante parco giochi divino che a quello di Parella gli pisciava in culo?
Insomma, forse non son giglio, certo vittima di questo mondo.



* in classe eravamo appena 7, di cui soli 2 maschi (me compreso): in assenza di memoria le leggi probabilistiche mi inducono a ritenere che la domanda fosse stata posta da una bambina, sebbene in proposito non vi sia unanimità di vedute


 

 
23 Gennaio 2009

Nota a margine

 
10 Gennaio 2009

L'orrore dello stereotipo, Vol. II

Il secondo volume della collana, a circa un anno dalla prima pubblicazione



1) la bomba verrà sempre disinnescata quando il contatore indica 0:01 (il numero di zeri prima dell'1 è a piacere)

2) il poliziotto ha sempre un collega (o amico, o entrambe le cose) morto sulla coscienza, fatto che lo conduce inevitabilmente a commettere numerose coglionate

3) in generale i poliziotti al volante tendono sempre a fare incidenti tra loro lasciando scappare il criminale

4) film di gruppo (es. chiusi nella baita maledetta): c'è sempre un leader prepotente ed un tizio infido che tenta di fargli le scarpe

5) se incombe una catastrofe planetaria, si consulta sempre il presidente americano

6) clinica psichiatrica: c'è sempre un guardiano rude e bastardo che vuole violentare le pazienti, già traumatizzate di loro

7) clinica psichiatrica, bis: c'è sempre un dottore buono (generalmente sottoposto) ed uno cattivo (generalmente il capo, che genera sconquassi)

8) clinica psichiatrica, ter: c'è sempre un matto che mangia quaderni, ma alla fine si scopre che è geniale

9) minaccia di catastrofe chimico-batteriologica, s'instaura la legge marziale: gli scienziati-studiosi sono sempre occhialuti, magrolini e nerd, inevitabilmente bistrattati dai militari nerboruti

10) come già detto nel primo volume, c'è sempre una donna che vede qualcosa che nessun altro percepisce e per questo viene ritenuta pazza o stressata. L'ulteriore stereotipo che si vuole evidenziare è come questa tenda sempre ad avvalorare la tesi mettendosi a strillare "non sono pazzaaaaa, fermate il trenoooooo" con le mani nei capelli

11) la vittima, se riesce a scappare, finisce inevitabilmente a casa di qualche complice dell'assassino, o di qualcuno peggio ancora

12) quando serve non c'è mai il telefono, oppure c'è ma non funziona

13) in generale se suona il telefono è male

14) ... il telefonino non parliamone proprio!

15) l'assassino è sempre il più insospettabile e marginale

16) film di morti viventi: gli zombie si muovono sempre al rallentatore ma le vittime si fanno beccare comunque

17) il bambino vede gli amici invisibili e per questo viene pestato dai genitori. Alla fine è tutto vero

18) horror orientale: ci sarà sempre una bambina maledetta voltata di spalle

19) horror orientale, bis: quando si volta, il viso risulta comunque occultato da lunghi capelli corvini

20) horror orientale, ter: i lunghi capelli corvini tendono sempre ad annodarsi stretti stretti attorno al collo delle vittime

21) horror orientale, quater: all'apparire della bambina maledetta si forma puntualmente una macchia d'umidità sulla parete (dalla quale, sorpresa! fuoriescono i lunghi capelli corvini)

22) c'è sempre una vecchia inquietante che ammonisce "andatevene finché siete in tempo"

23) la tetra governante è sempre innamorata del giovane ed aitante padrone, che però sposa un'altra

24) la tetra governante -- giustamente scornata perché il giovane ed aitante padrone soleva trombarsela in tempi di carestia -- tende ad avere rapporti problematici con la giovane, bella e fresca moglie di questi

25) alla fine la tetra governante tende inevitabilmente a soccombere, non prima di essersi prodotta in ripetuti tentativi di avvelenamento ai danni della giovane, bella e fresca moglie

26) castello maledetto: ci sarà sempre il ritratto di un'antenata (morta tragicamente e/o dedita a pratiche innominabili, ça va sans dire) identica alla bella ed ignara protagonista (NB: quest'ultima tende a coincidere con la giovane, bella e fresca moglie del giovane ed aitante padrone del castello)

27) i gatti sono sempre neri, inquietanti e malefici

28) no, non è sufficiente murarli dietro una parete per levarseli dai piedi

29) i cani invece, stregati dalla maledizione di turno, tendono sempre ad azzannare la gola del padrone (generalmente cieco)

30) no, i botti di capodanno non hanno mai effetto sugli animali domestici dei film horror
   30-bis) i testimoni di geova sì

 
14 Dicembre 2008

Un dialogo qualsiasi, non di Gianna

- Ciao cara! Dove vai?
- A fare un'ecografia...
- Oh, sarai mica in stato interessante??
- No, frega un cazzo a nessuno.

 
10 Novembre 2008

Il sale(nto) della vita

Dopo Bob Marley, torniamo a parlare di miti necessari al sostentamento del nostro benessere. Che frase figa che ho appena scritto! Ma non divaghiamo... che ne sarebbe di noi, della nostra vita, senza il Salento? La vera anima della Puglia, che a sua volta è la vera anima del sud, che a sua volta è la vera anima dell'Italia, che a sua volta. Una terra così ricca di tradizioni, di storia. Straordinario. C'è il sole tutto l'anno, anche il giorno dei morti. Straordinario. C'è il mare con i pesci dentro. Straordinario. C'è la cucina mediterranea. Straordinario. Ci sono i dolmen e i menhir, che belli così in Irlanda o a Stonèng se li sognano. Straordinario. Ci sono le casette bianche e le comari di nero vestite. Straordinario. C'è la messa e la processione della santa vergine. Straordinario. C'è la gente "caliente", che ti entra nel sangue come manco la leucemia. Straordinario. C'è il vino corposo e ci sono i Negramaro, che poi è uguale. Straordinario. Ci sono gli Aram Quartet freschi vincitori a Music Zoo, o come si chiama. Straordinario. Ma soprattutto c'è la pizzica, il ballo cui nessuno può resistere. Straordinario.

A qualche lettore superficiale il Salento potrebbe sembrare una landa semidesertica con quattro ciottoli in mezzo, popolata da vecchie bigotte e pettegole. Un posto di mare, come ce ne sono a miliardi in Italia, figuriamoci nel mondo. Un posto dove ballano la pizzica, che sarà pure carina e folcloristica ma ha rotto sideralmente i coglioni con sti brani tutti uguali e le voci lamentose, e ti chiedi perché debba essere universalmente conosciuta ed amata: ma sticazzi no? Sai quante danze tipiche esistono in giro per il pianeta, anche di più antiche ed interessanti, eppure nessuna di queste scassa così tanto il cazzo. Un posto che ha dato il via alla notte della taranta, cui appiccheresti volentieri fuoco. Un posto che dieci anni fa era appena più considerato del Molise, alla meglio. Un posto che ora fa figo andarci, perché se non sei stato in Salento non sei nessuno, come la più molesta delle mode.
Beh, a voi dico, non lasciatevi ingannare dalle facili apparenze: è pur sempre il Salento, è pur sempre straordinario.

Io l'estate prossima andrò in Salento, nonostante il parere di Facebook.

 
22 Ottobre 2008

L'alienazione, o dell'incomunicabilità



Ma che bella iniziativa! Spero proprio di poter fare un salto ad Ariccia, se non altro per vedere se anche là hanno messo in copertina una foto di Michelangelo Antonioni


...

 



"Poi quell'altra cosa, quella che va de moda oggi, la... l'alienazione, come nei film d'Antonioni, no? L'hai vista L'Eclisse? Io c'ho dormito, 'na bella pennichella. Bel regista Antonioni... c'ha un Flaminia Zagato, una volta sulla Fettuccia de Terracina m'ha fatto allungà il collo"

 

 
15 Ottobre 2008

In senso tecnico, voglio dire

Povera Italia, perennemente bistrattata a livello internazionale per le ignominiose figuracce della sua classe politica, per le ataviche inefficienze! Fortunatamente almeno gli sport olimpici ogni 4 anni aiutano a risollevarne l'immagine con vittorie di risonanza planetaria... evviva i nostri campioni, esempi di dedizione, sacrificio e grande dignità, i migliori ambasciatori possibili pel Tricolor!




Spero che anche dall'estero riescano a sintonizzarsi su Porta a Porta, perché questa idea di camuffare Emilio Fede da Valentina Vezzali mi è sembrata geniale.

 
07 Ottobre 2008

Moribondo il Borgomastro

Moribondo fu chiamato così a causa dei primi vagiti, quando predisse che il Bosforo sarebbe finito in secca: da allora il canale di Istanbul si è trasformato in un pozzo di san patrizio dove tutti gettano monetine senza pensieri, perché tanto prima o poi riemergeranno. Crisi aurea invece al Sukru Saracoglu, che già ha la sfiga di sorgere sulla sponda asiatica, a Kad?köy. Moribondo peraltro fu sempre un estimatore di queste "i" turche senza puntino sopra, chissà perché. Del Corno d'Oro a tutt'oggi non frega un cazzo a nessuno, con buona pace degli sponsor del Paese delle Meraviglie.
Durante l'infanzia Moribondo si affezionò morbosamente ad uno scoiattolo elettrico, a suo dire il migliore nel ramo, e a Chiara di "Chiara e gli altri", anche se, come tutti, degli altri non s'interessò mai. Per consolarlo della prematura chiusura della sitcom, i genitori decisero di trovargli una fidanzata: scartata Paola Iezzi, che ricordava troppo il primo amore ed era anche un po' mignotta, ripiegarono su di una ragazza che aveva già visto che cosa ti può crollare addosso, nello specifico un grosso elmo che tempo addietro aveva ucciso il suo promesso sposo Conrad, in quel di Otranto. Sally, questo il nome della fanciulla, era a tal punto appassionata di letteratura inglese da chiamare Moribondo "o mio amante sublunare", anche in situazioni intime quanto un assorbente. Lui, pur sospettando di trovarsi a sua insaputa in qualche film di Pina Sinalefe, la perdonò perché era già stata punita per ogni sua distrazione o debolezza, per ogni candida carezza, data per non sentire Caparezza. Lei comunque continuò a violentarlo ogni terzo martedì del mese, costringendolo per tutta la durata dell'amplesso ad ascoltare La Morte e la Fanciulla di Schubert con in bocca un paio di mutande.
Si sposarono presso le piramidi di Stob, in Bulgaria, ricevendo consensi unanimi e api decedute sulla torta nuziale. A far loro da testimoni, Andrea G. Pinketts e Attilio, amico d'infanzia dello sposo: non seppe mai che Moribondo gli si era affezionato perché convinto che il suo nome provenisse dalla tavola degli elementi.
Furono mesi felici, Sally suonò per lui il sassofono blu e ballò tra le stelle accese, vicine a quella di Crazy Boy. Poi un brutto giorno, il 17 settembre 1999, il telefono strillò come un gallo: Moribondo aveva smesso di accingersi ed era proprio morto, stroncato da un motivatore che lo aveva costretto a produrre entusiasmo. Si era fatto bianco bianco, come un frabbicatore.
In osservanza delle ultime volontà dell'estinto, come ultima dimora venne scelto il cimitero di Montjuïc, l'unico adatto a compensare con il doppio puntino della sua "i" le ataviche mancanze delle vocali turche. Al termine di una breve cerimonia, Moribondo fu interrato accanto ad un alter ego conventizio di Penelope Cruz, mentre un travestito di nome Lola piangeva disperato scendendo dalla grande scalinata del cimitero.

 
30 Settembre 2008

Il vulcanetto dopo mangiato fa l'eruttino?

- Come va nella nuova casa?
- Domenica sera s'è bloccata la serratura della porta e ho dovuto chiamare il fabbro: tra pronto intervento, acquisto e montaggio dei pezzi nuovi s'è preso 600 euro!
- Che sfiga!!! Ma a parte questo?
- Appena rientrato m'è rimasta in mano la cinghia della tapparella in cucina...
- E poi?
- Sono rimasto chiuso in bagno perché la maniglia è difettosa, e poi la luce non funziona
- Nient'altro?!?
- Ah, sono pieno di punture di zanzara e ho un principio di raffreddore
- Cavoli... che Dio ti benedica!
- Ci mancherebbe solo quello!

 
24 Settembre 2008

Scambiaron le culle


Tamira Paszek                               Franceschina



Gesù                                                                   Davide Silvestri



Lou Castel                                                             Wayne Rooney



Enrique Irazoqui                                                                            Roberto Saviano

 
11 Settembre 2008

La chiamano Mimì, la storia sua è breve

C'è una vistosa anomalia nel panorama dei cartoni animati sportivi giapponesi. Sì, quelli esaltanti che portavano anche te, bambino qualunque, a pensare che fosse sufficente ripetere "il pallone è il mio migliore amico" per vincere il mundial. Che bastasse iscriversi al corso parrocchiale di minivolley per diventare una nuova giocatrice che talento ne ha per tre. Quelli con eroi nipponici, ma depurati dal fastidio degli occhi a mandorla.
Certo, chi non ha mai sognato di divellere la rete e devastare il muretto retrostante - la sfera conficcata ed ancora rotante nella parete sbriciolata - con un tiro della tigre alla Mark Lenders? E la catapulta infernale? E il servizio supersonico di Kaori Takigawa, la cui azione deformante agiva sulla palla ovalizzandola fino a renderla simile a pasta per la pizza? Tutti fenomeni baciati in fronte dalla dea della facilità, dispensatori di prodigi come fossero noccioline, senza il minimo sforzo - come dimenticare d'altronde il golfista obeso Lotti, capace di valutare la minima variazione del vento semplicemente inumidendosi l'indice e, ovviamente, di andare in buca sempre prima degli altri, sebbene gli unici allenamenti mostrati fossero quelli al bancone del ristorante? Gente che, se pure perdeva una partita (non più di un paio lungo tutta la serie, comunque), la volta successiva la faceva pagare con gli interessi ai vari smargiassi disseminati lungo il percorso, ma senza mai perdere il sorriso scanzonato.
Ma poi c'era lei, Mimì. La pallavolista seriosa. Quella che si allenava come un'invasata con le catene ai polsi, logicamente sanguinanti. Quella che pure la sigla diceva "quanta fatica arrivare lassù, ma stasera chi vince, tra mille rinunce, stasera chi è grande sei tu". Quella che dal coach prendeva pallonate talmente feroci da abortire all'istante, ma a fin di bene, perché lo sport è sofferenza, sudore, sacrificio da sopportare se si vuole partecipare all'arcisupergrande campionato mondiale, ahhh. Una visione che in fin dei conti è assai più aderente al reale di quell'altra, ma tanto meno affascinante, tanto più deprimente. E poi ricordo ancora con orrore - trauma mai rimosso - l'episodio in cui Mimì deve interrompere un match (decisivo, manco a dirlo) perché muore (tragicamente, manco a dirlo) il fidanzato ortofrutticolo. Ma che sono robe da mostrare ai bambini queste? Dolore, sangue e morte, e per un cazzo di partita di pallavolo? No no, non si fa. E non può essere un caso se in Italia - in Giappone sono senz'altro più abituati allo spirito di sacrificio "aziendalista" e relativi drammi - la serie dopo un po' è sparita, rimpiazzata in un amen dalla solare, pasticciona ma comunque vincente Mila, con il flebile aggancio di una parentela tra le due, mai confermata dal sol levante.
Attack!

 
03 Settembre 2008

Tsk è il formato sms di Tashkent

Bob Marley è stato un mito, un esempio per tutti noi. Lui, figlio di padre bianco e madre nera, che diceva di non parteggiare per nessuno, "né per l'uomo bianco né per l'uomo nero. Io sto dalla parte di Dio, colui che mi ha creato e che ha fatto in modo che io venissi generato sia dal nero che dal bianco" (cit. Wikipedia): bipartisan trenta, quarant'anni prima di Veltroni. Grandissimo. Lui, che ha scritto tanti pezzi bellissimi che di certo non posso star qui ad elencare, perché sarebbero troppi, ma ad esempio a me piace tanto Waiting in Vain, nella versione di Annie Lennox. Grandissimo. Lui, che credeva nella pace tanto da offire uno spinello di riconciliazione ad un poliziotto. Grandissimo. Lui, rastafariano, che credeva nella verginità di Maria. Grandissimo. Lui, rastafariano, che credeva che Haile Selassie I e Gesù fossero la stessa persona. Grandissimo. Lui, rastafariano, che rifiutava l'idea del decesso fisico o spirituale di Haile Selassie I, credendo nel Suo occultamento volontario agli occhi degli uomini. Grandissimo. Lui, rastafariano, che a causa della sua religione rifiutò le cure per un melanoma maligno e la conseguente amputazione del dito malato, perché "il corpo deve rimanere integro" (sì, pare che nella comunità rasta vi sia crisi di vocazione per i falegnami). Così morì tra atroci sofferenze, ma integro. Grandissimo.

A qualche lettore superficiale Bob Marley potrebbe sembrare un cannaiolo cui ogni tanto scappava qualche banalità e che credeva ad un sacco di stronzate inverosimili. Uno che è morto come il re dei coglioni.
Beh, a voi dico, non lasciatevi ingannare dalle facili apparenze: è pur sempre un grandissimo.

Giovanni Muciaccia direbbe "fatto?", Kati Outinen resterebbe ferma, in silenzio.

 
29 Agosto 2008

Intervista con... Giovanni Allevi




D. Buongiorno Giovanni! O devo chiamarti Maestro come le riviste specializzate?

R. Voglio rimanere umilissimo, quindi Maestro va benissimo!

D. Ok Maestro, però risparmiami almeno di darti del lei.

R. E ci mancherebbe altro! Sono un uomo io, quindi devi darmi del lui.

D. Tempo fa ho letto un'intervista in cui hai detto senza mezzi termini che Mozart è noioso. Confermi?

R. Voglio rimanere umilissimo eh, però è facile fare gli sboroni quando c'è ancora tutto da inventare! Vorrei vederlo adesso, se sarebbe capace di fare una piccola grande rivoluzione culturale come la mia.

D. Non è che c'è un pizzico d'invidia perché lui è stato un bambino prodigio, mentre tu hai 40 anni e fino ai 38 sei rimasto nel tuo monolocale milanese a mangiare pasta al tonno?

R. Voglio rimanere umilissimo, però si sa che quando sconvolgi l'ordine preesistente tutti ti vengono contro. D'altronde la parola stessa, "conservatorio", presuppone un'inevitabile spinta reazionaria, in direzione opposta al genio innovativo. E poi, diciamolo chiaro, io da giovane mica avevo gli sponsor di Mozart... 

D. Quali sponsor?


R. Ma i dolcetti col suo nome, è ovvio! Non fosse stato un famoso cioccolataio nessuno se lo sarebbe filato, come lo zucchero.

D. A proposito di dolci, so che prima di ogni concerto mangi sempre una fetta di torta al cioccolato, come gesto scaramantico.


R. Sì... certo, voglio rimanere umilissimo, però mi chiedo cosa aspettino ad intitolarmi una torta al cioccolato. Magari la Sachertorte, che ha un nome così cafone... Allevi non suona forse meglio? Certamente sì! AHAHAHAHAHAH, capita la battuta?

D. Oddio, e poi chi lo sente Nanni Moretti??

R. Ah, quello! Guarda, voglio rimanere umilissimo, però non ho potuto fare a meno di fargli causa per il look di Giampiero Mughini in Ecce Bombo, chiaramente copiato dal mio. Avesse almeno avuto il pudore di mettere tra i credits "da un doppio spunto di Giovanni Allevi"...

D. Che ci dici dei tuoi inizi? Quali sono stati i tuoi modelli di riferimento?


R. Voglio rimanere umilissimo, quindi la mia risposta potrebbe sorprenderti: il mio unico e vero modello di riferimento è sempre stato... Giovanni Allevi! Fin da quando sconfissi il drago di cartapesta che custodiva la chiave del pianoforte di casa, rivoltandolo come un accordo di settima diminuita.

D. Ok, ma ci sarà qualche altro artista che ammiri.


R. Mmm... oltre a me dici?

D. Eh...

R. Beh, stimo molto l'anticiclone delle Azzorre: tutti lo conoscono e sembra richiestissimo ovunque, anche se nessuno sa esattamente cosa faccia nella vita!

D. Quali sono invece i tuoi rapporti coi giganti della classica? Di Mozart sappiamo, che ci dici di Beethoven, Bach e gli altri?


R. Bach lo ammiro perché è poliedrico: sa passare con disinvoltura dalle fughe ai fiori all'ornitologia senza mai perdere in qualità. Beethoven lo adoro, è un cucciolone affettuosissimo, peccato che lecchi e sporchi dappertutto... e poi mi morde la mobilia, così lo devo prendere a ciabattate. Vivaldi non è male, per quanto nutra ancora perplessità sull'utilizzo dei carciofini nella guarnizione; a dirla tutta anche l'impasto potrebbe essere più sottile e croccante. Il mio preferito però è senza dubbio Haendel: quando si traveste da Carcarlo Pravettoni mi fa morire!

D. E Bruckner?


R. Meglio Mahler, sempre meglio Mahler!

D. Torniamo ai racconti d'infanzia. Il piano quindi era una sorta di oggetto del desiderio, dal sapore proibito?


R. Sì, quand'ero piccolo il pianoforte lo poteva usare solo mia sorella. Però non covo rancore nei confronti di chi ha invano ostacolato la mia inevitabile ascesa, quindi ne approfitto per salutare mia sorella. Ora fa la cassiera.

D. A proposito di ascesa, ho saputo che la tua regione ti ha omaggiato di un privilegio mai concesso ad altri, quello di suonare sul colle de "L'infinito" di Leopardi.

R. Sì, voglio rimanere umilissimo. Mi avevano già contattato in precedenza ma stavo ritinteggiando le pareti. Quella sera però non avevo niente da fare, così mi son detto, perché non donare un po' di felicità ai meno fortunati? Anche la collina era molto emozionata. Peccato per Giacomo però!

D. In che senso?


R. Peccato che non sia più tra noi...

D. Oh, ti mancano i suoi versi?

R. No, io lo dico per lui: morendo così presto s'è giocato il titolo di Allevi della letteratura.

D. Davvero altruista.

R. Sì, pensa che una volta, ad un galà di beneficenza, ho donato ai poverelli la G del mio nome per l'intera durata della serata! Così qualche signora attempata è persino riuscita a trovare il mitico punto, dopo anni di ricerche a vuoto.

D. Per concludere, ho qui la letterina di un tuo giovane fan di 8 anni che da grande vorrebbe diventare come te. Cosa vorresti dirgli per incoraggiarlo?

R. Caro bambino, lascia perdere! Di Giovanni Allevi ce n'è uno, e mica solo all'anagrafe. Io ho suonato davanti a platee immense in Canada, Cina, Australia, Argentina. Tu al massimo nel sottoscala, se la portinaia non ti caccia via a pedate. Sii sempre umilissimo come me e vedrai che troverai la tua strada... magari più d'una se farai il netturbino.

D: Grazie per l'intervista, alla prossima!

R: Grazie a me, ciao!

 
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